Ott 03

DIVISARE BOOK Hans Kollhoff & Christian Rapp Piraeus housing block su TREEBOOKS

DIVISARE BOOK Hans Kollhoff & Christian Rapp Piraeus housing block su TREEBOOKS

Treebooks è un luogo per la presentazione di lavori fotografici destinati alla pubblicazione editoriale e declinati nelle più svariate forme.
Una opportunità per una visione autoriale della fotografia contemporanea.

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Lo sguardo, la pietra, gli uomini: l’Housing Block “Piraeus” di Amsterdam (H. Kollhoff, C. Rapp, 1989-1994) interpretato da Mario Ferrara

Il lavoro che Mario Ferrara ha condotto su questa opera di Kollhoff e Rapp ad Amsterdam è l’esito dell’incontro tra un artista e un’opera firmata da maestri dell’architettura del nostro tempo. Più precisamente: è un racconto, nella forma di un percorso di conoscenza, attraverso un progressivo “avvicinamento” all’architettura. Un percorso che osserva l’opera in prima battuta dalla città e quindi procede dalla rappresentazione della sua relazione con l’ambiente costruito di cui è parte, e giunge al contatto ravvicinato e quindi al suo attraversamento, fino al punto in cui è la città stessa che viene vista attraverso quell’architettura. La raccolta di immagini che qui si presenta è, certo, una testimonianza personale filtrata dalla delicatezza e la profondità dello sguardo personale dell’artista, ma essa vale anche come un documento prezioso che in qualche modo si offre alla conoscenza di tutti, poiché questa vera e propria immersione nell’ambiente costruito da Kollhoff e Rapp ne disvela anche il modo in cui essa si confronta con la realtà a distanza ormai di più di un quarto di secolo dalla sua realizzazione. Questo è possibile perché nel lavoro di Ferrara la forma mentis dell’architetto – che conosce bene le logiche sottese alla nascita e alla vita di una costruzione – arricchisce la sensibilità del fotografo. Lo sguardo sulle cose dell’architettura, in altri termini, si incrementa del valore aggiunto di quella profondità di senso che discende dalla consapevolezza e dalla piena comprensione delle scelte e dei modi attraverso cui l’architettura si trasferisce dal dominio immateriale del puro pensiero, e poi del progetto, alla dimensione fisica, tettonica, materiale. Non si tratta, tuttavia, della pura messa in rappresentazione di un oggetto da mostrare nella sua sola natura di oggetto materiale e da “isolare”, sospeso nella perfezione della sua qualità formale. Quello che Ferrara desidera e riesce a creare è la restituzione delle complesse relazioni esperienziali che l’architettura – ogni architettura – sempre stabilisce da un lato con il tempo, che rilascia tracce del suo flusso sulle ossa e sulla pelle di una costruzione e, dall’altro, con la vita di coloro che la abitano, verificando la reale capacità che l’architettura ha di conformare al meglio il mondo nel quale gli uomini vivono o lavorano e, possibilmente, di renderlo anche più bello.

Giovanni Menna, storico dell’architettura contemporanea

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